Fase 2 Coronavirus, le proteste dei commercianti in tutta Italia

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Fase 2 protesta dei commercianti
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Dopo 50 giorni di lockdown, l’Italia messa in ginocchio dal Coronavirus scalpita per ripartire.

L’annuncio del calendario previsto dal Governo ha scatenato le polemiche dei commercianti che rischiano il fallimento.

È sempre stato chiaro che una ripartenza non sarebbe stata un ritorno pieno alla normalità, perché le regole di distanziamento sociale dovranno restare in vigore per un tempo ancora difficile da prevedere. Eppure, molti speravano in scelte più decise da parte del Governo.

Il calendario delle riaperture nella Fase 2.

Il 26 Aprile il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato, nel corso di una conferenza stampa, le misure adottate dal Governo nel Dpcm che sarà valido dal 4 al 17 maggio. Oltre ad un flebile allentamento delle restrizioni al movimento all’interno della Regione di residenza, il premier ha annunciato la prossima apertura delle industrie e la possibilità per i ristoranti di servire cibo da asporto. Le altre attività non essenziali dovranno aspettare: i negozi al dettaglio apriranno dal 18 maggio, assieme a musei e attività culturali; parrucchieri ed estetiste dovranno pazientare fino al 1 giugno e non è ancora chiaro come andrà la stagione estiva, né le misure che saranno richieste.

Nessuno perderà il lavoro, ma gli autonomi e gli imprenditori?

La fase 2 decisa dal Governo Conto ha creato non pochi malumori e diverse polemiche. Nonostante gli annunci roboanti nelle prime fasi dell’epidemia, per cui “nessuno perderà il lavoro a causa del Coronavirus” e lo stanziamento di aiuti per autonomi e imprese, la realtà dei fatti è diversa dalle aspettative. Oltre a gravi ritardi nel pagamento delle imprese per la Cassa integrazione, ci sono i bisogni delle famiglie: le scuole resteranno chiuse e i nonni sono quella parte vulnerabile della popolazione che si è scelto di proteggere. Il provvedimento rimette al lavoro 4,2 milioni di italiani e si pone il problema di cosa accadrà ai bambini ancora costretti in casa. Inoltre, anche il versante degli aiuti lascia a desiderare. Sgravi fiscali per gli affitti e i mutui e le scadenze fiscali solo rimandate, non sono abbastanza per i commercianti. Le misure di distanziamento sociale infatti, renderanno giocoforza più esigui i guadagni, oltre alla diminuita disponibilità economica, che contrarrà la domanda. Gli aiuti di Stato per gli autonomi sono stati 600 euro, distribuiti con estrema difficoltà, tanto che ancora ci sono procedure in sospeso; inoltre, i prestiti garantiti dallo Stato, richiedono che un imprenditore contragga un debito per potersi permettere di lavorare. Se questo non bastasse, anche l’accesso al credito è fumoso e talvolta nei fatti, impossibile.

Donne, giovani, stagisti: l’esercito degli sconfitti.

Non finisce qui. Il ritorno al lavoro è previsto in prevalenza per uomini (il 72%) e per fasce di età più elevate. Insomma, donne e giovani restano esclusi e sono due classi già spinte fuori dal mercato lavorativo dalla crisi del 2008/2009 e che ora rischiano di cadere in una spirale discendente da cui sarà difficile riprendersi. Sempre per le donne, il ruolo di cura domestica dovuto alle scuole chiuse, rischia di rendere il ritorno al lavoro praticamente ingestibile. A questo dato, va aggiunto che i contratti di lavoro atipici, tra cui gli stage, non rientrano nel divieto di licenziamento. L’unica indicazione riguarda la possibilità di proseguire in smartworking, se l’azienda lo ritiene opportuno, senza che sia prevista alcuna tutela. Ci sono inoltre seri dubbi sull’attendibilità degli scenari analizzati dal Governo, soprattutto sul numero delle terapie intensive in rapporto alla popolazione, come evidenzia questo articolo de L’Inkiesta.

Le proteste in Italia.

Molte aziende, tra micro e piccole medie-imprese, rischiano di non riaprire mai più. Da Milano alla Sicilia, i commercianti si sono riuniti per categoria di associazione e hanno messo in atto diverse proteste. A Milano, Firenze, Roma e altre città italiane, i ristoratori hanno consegnato ai Comuni le chiavi delle loro attività; a Padova, i parrucchieri si sono incatenati alle porte dei loro negozi mentre a Napoli i barbieri hanno tagliato i capelli in piazza.Diversi ristoranti in Italia hanno lasciato le luci accese in segno di protesta e nei giorni scorsi, pur senza contravvenire alle regole di distanziamento sociale, erano state le agenzie di Viaggio a chiedere maggiori tutele.

L’Italia scossa dal Coronavirus, ora deve fare i conti con le scelte economiche del Governo. Le micro e piccole medie imprese, rischiano di non vedere la fase 3 a meno che non contraggano debiti con lo Stato; giovani e donne escono sconfitti dalle scelte economiche del Governo e i contratti atipici restano senza tutela. Un Primo Maggio amaro, per la Repubblica fondata sul lavoro.

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